domenica 5 agosto 2012

PARTORIRE E' LA COSA PIU' NATURALE DEL MONDO!

Niente paura del parto! Tutte le donne lo hanno fatto dalla notte dei tempi e tutte continueranno a farlo!

Nessun estraneo e nessuna partoriente che urla nella sala parto accanto, nessun intervento imposto e non voluto dalla futura madre. Diciamocelo, tutte le donne vorrebbero un parto così. Eppure l'Italia, il paese che venera la figura della madre, detiene il primato dei parti cesarei  nel mondo occidentale, interventi triplicati negli ultimi 20 anni: il 36,4 dei bambini del nostro paese nasce con questa operazione, contro il limite del 15% indicato dall'Organizzazione Mondiale della Sanità.

Soprattutto nelle cliniche private, 7 parti su 10, sono parti cesarei. Proprio su questa tema da poco è uscito un libro dal rassicurante titolo: Partorire senza paura di Elisabetta Malvagna (madre di due bambini nati in casa sua). La giornalista autrice del libro afferma che nella metà di questi cesarei, il motivo della scelta verso questo tipo di parto non viene indicata.
Questo perchè il parto è troppo spesso visto come un trauma, molte donne sono spaventate dal dolore perchè non sono state abbastanza informate su ciò che vivranno e soprattutto sulle possibili alternative per far nascere i figli.

Il parto naturale non è solo la scelta di future mamme legate alle discipline zen, non dobbiamo dimenticare che questo tipo di parto si chiama appunto naturale perchè il 90% della popolazione sulla terra è nata tra le mura domestiche, e non solo in paesi del Terzo Mondo. Per esempio in Olanda, il 33% delle donne sceglie questo tipo di parto seguita da un'ostetrica. In Italia invece solo lo 0,17 dei bambini nascono così a causa di una dilagante cultura della medicalizzazione.

E' infatti stimato che la presenza delle ostetriche al momento del parto riduce le dosi di anestetici e antidolorifici e fa calare il numero di interventi chirurgici e di cesarei. Molte donne si agitano di più alla presenza di medici (la cosiddetta 'ipertensione da camice bianco") e anche questa ansia fa aumentare il numero dei cesarei.

Col passare del tempo si è diffusa la credenza che, senza aiuti esterni, il corpo della donna non funzioni a dovere per travagliare nel giusto modo. E' ovvio che partorire fa male e nessuno lo può negare, ma i dolori del parto non sono fini a sè stessi come può esserlo un mal di denti o un'emicrania, sono dolori che portano alla creazione di qualcosa di stupendo, sono dolori finalizzati alla nascita del proprio figlio, e più si accettano come parte integrante di questo iter, più diminuisce il rischio di interventi chirurgici.
Se la partoriente fosse più consapevole del suo corpo e della sua immensa forza, saprebbe che quello stesso corpo è in grado, da solo, di produrre quegli ormoni che favoriscono il buon travaglio, ovvero le prostaglandine che ammorbidiscono la cervice dell'utero e l'ossitocina che provoca le contrazioni, oltre alle endorfine, vera manna contro i dolori. Tempo fa il ministro Livia Turco aveva proposta la possibilità di 'epidurale per tutte' ma esistono anche metodi naturali che mirano a farsi guidare dal dolore e non a sopraffarlo: ipnosi, idropuntura, parto in acqua  sono solo alcune delle possibilità sulle quali la partoriente deve informarsi.

La storia ci insegna che il travaglio è stato sempre gestito da donne che aiutavano altre donne a partorire, almeno fino al '700 quando l'invenzione del forcipe   iniziò a mettere la questione nella mano dei medici e quindi degli uomini. Da allora il parto avviene nella maggior parte dei casi in posizione supina, innaturale e non adatta a favorire l'espulsione come sarebbe invece quella accovacciata, utilizzata fin dall'età primitiva quando sicuramente la donna seguiva il suo istinto e non le imposizioni dei medici.

E' ancora l'Organizzazione Mondiale della Sanità ad esprimersi sul confronto tra parto a domicilio e parto in ospedale in questi termini "non è scientificamente provato che l'ospedale sia più sicuro della propria casa per una donna che ha avuto una gravidanza normale, anzi riduce il rischio di pericoli aggiuntivi dovuti agli interventi".

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